mercoledì 8 luglio 2009

Profumo di noia. Profumo di gioia


"Frutto della Collaborazione tra Olivier e Erwin Creed, Acqua Fiorentina è l'interpretazione data dalla squadra padre-figlio dell'epoca della 'rinascita' , che ha avuto un effetto di enorme portata sull'arte, la letteratura e l'istruzione della Civiltà Occidentale". Così il comunicato stampa di Creed annuncia l'ultima fragranza prodotta dalla casa francese.
Viene da immaginare l'odore di Lorenzo de' Medici e delle dame della sua corte: corpi giovani, lavati alle terme della Porretta e cospersi di acqua di rose, essenza d'iris distillata dai frati di Santa Maria Novella, il rosmarino dell'acqua della Regina D'Ungheria, magari qualche primo esperimento con il bergamotto e la lavanda, che avrebbe poi dato origine all'Acqua di Colonia. E poi ci sarà stato l'odore caldo dei cavalli, il profumo cuoiato delle pergamene nuove e quello degli antichi codici, recuperati dalle biblioteche dei conventi, un po' ammuffiti e intrisi d'incenso. E ci si sorprendeva per gli strani vapori di zolfo, salnitro e altre diavolerie usate dagli alchimisti, forse c'era anche qualche tentativo di distillare nuove essenze, portato avanti da un giovanotto originale che si chiamava Leonardo e veniva dal paese di Vinci .
Suggestioni olfattive di questo livello e qualità avrebbero potuto portare a un profumo veramente innovativo, un "Rinascimento" della profumeria artistica, una versione olfattiva della Primavera di Botticelli.
Invece Acqua Fiorentina (nome probabilmente deciso da un esperto di marketing) è un banale fiorito fruttato, tipico della fine del secolo scorso (anni Novanta), innocuo, incapace di suscitare avversioni o passioni intense. Va bene come profumo estivo, per una ragazza che non vuole dare fastidio a nessuno ed è disposta a spendere 130 euro per qualcosa che può comprare a meno di un decimo.
Dewberry (***)del Body Shop, infatti, è un onesto olio fiorito e fruttato da 10 euro circa, che però, per un motivo che non ho ancora capito, a me trasmette molta più allegria ed energia. Forse è perché si apre con una nota molto gioiosa di frutti rossi e pompelmo. Forse è solo perché mi ricorda l'estate del 1990 che ho passato a Londra in totale libertà. O semplicemente, è la felicità di aver risparmiato 120 euro.
Senz'altro, Dewberry è stranamente memorabile. Qualche mese fa, ho ricevuto un sms da una ragazza che non vedevo da almeno quindici anni, Chiedeva: "Come si chiama quel profumo che usavi all'università? L'ho sentito su una tizia in metropolitana e mi è venuta voglia di comprarlo."
A qualcuno è mai accaduta una cosa simile, con una fragranza blasonata e costosa?

lunedì 1 giugno 2009

Un reato (minore) di fragranza


Ve lo ricordate il profumo dei trucioli di matita? Il primo spruzzo di Feminitè du bois (****) è esattamente così: puro legno di cedro, stimolante e irresistibile. Quando si scalda sulla pelle, emergono note più dolci e avvolgenti: prugna, violetta, cannella e un fondo di muschio sensuale.
Purtroppo questo profumo da orgasmo olfattivo, in commercio da quasi vent'anni con il marchio Shiseido, è appena stato oggetto di un reato di fragranza. Il creatore Serge Lutens ha ritirato dal commercio la deliziosa bottiglia tutta curve e ha trasferito Feminitè du bois in una banalissimo flacone rettangolare, come gli altri profumi di Les Salons du Palais Royal. Il profumo in sè è stato modificato in maniera appena avvertibile: è lievemente più dolce e meno persistente, ma per accorgersene ci vogliono naso esperto e concentrazione. Per fortuna, entrambe le confezioni possono essere aperte e, quindi, in futuro, travaserò Fdb nella bella bottiglia originale e continuerò a utilizzarla.
Il rilancio è una mossa da vero ladro gentiluomo, che ha permesso a Lutens, anzi Lupin, di aumentare di colpo il prezzo da 52 a 82 euro, in linea con le altre fragranze della serie, risparminado pure sulla lavorazione del vetro. Naturalmente l'ha giustificata con classe, diffondendo uno splendido video,
in cui racconta (in francese, sottotitoli in inglese) che ora Feminité du bois, nella bottiglia rettangolare e trasparente, è nuda come un'imputata davanti al giudice. E lui si sente un giudice innamorato dell'imputata. Ma secondo me, in cuor suo si vede come Brad Pitt in Thelma e Louise: un irresistibile rapinatore.

giovedì 28 maggio 2009

Una fragranza da reato


Manoumalia è piacere puro: il vento ti accarezza la pelle, profumato di fiori dai nomi esotici: fragrea, tiaré, ylang ylang. Percepisci anche qualcosa d'altro, un che di salato, come legno bagnato dall'acqua di mare; e di dolce, la pelle ambrata di un amante indigeno.

Potresti essere un navigatore d'isole lontane, che riporta in patria le essenze preziose trovate nel proprio viaggio, Charles Darwin a bordo del Beagle, Cristoforo Colombo di ritorno dalle Indie, Corto Maltese che naviga nel mare salato.

E un profumo così bello, ha anche una storia molto bella. È frutto delle ricerche di Sandrine Videault, (foto) una profumiera-antropologa, sulla cultura olfattiva degli abitanti dell'isola Polinesiana di Wallis. Manoumalia significa "il dono di Malia" ed è dedicata a un'amica indigena di Sandrine, che le ha fatto scoprire i profumi della sua terra. Il lavoro di Videault è stato sponsorizzato da Les Nez, un marchio di profumi all'avanguardia che ci ha già dato altre creazioni interessanti come L'Antimatiére (****).

Se fosse necessario commettere un delitto per averla, andrei in galera volentieri. Invece l'unico problema è che, come molte fragranze da reato, Manoumalia è venduta in pochissime profumerie e in nessuna delle catene più famose. In compenso, non è indispensabile fare una rapina per comperarsela: 50 ml costano 60 euro, meno di tante schifezze in commercio.